Eccoci di nuovo in scena. Il laboratorio teatrale “L’altra di me” fa un ulteriore passo avanti, anzi direi proprio un salto di qualità. Dopo gli spettacoli tenuti a Spazio Donna, i reading di poesia, le letture che hanno accompagnato tanti eventi, questa volta approda in teatro.
Una due-giorni per continuare a tenere teso “Il filo di Arianna”, per uscire fuori dal labirinto di una cultura di potere, di sopraffazione e violenza. E lo fa con il supporto dell’approvazione di un bando della Regione Lazio.
Sabato 24 Ottobre a Spazio Donna San Basilio, in Via Antonio Provolo, presenteremo il libro “Perché il femminismo serve anche agli uomini”, e lo faremo con l’autore Lorenzo Gasparrini, intervistato da Oria Gargano, presidente di Be Free, la cooperativa sociale che costruisce percorsi di fuoriuscita da tratta, violenza e discriminazione. Ho scelto un testo scritto da un uomo perché sono più che mai convinta che rivoluzionare la cultura patriarcale significa avere accanto uomini che si riconoscono anch’essi come vittime, perché i loro privilegi li costringono dentro un ruolo sociale che li ingabbia.
Un dialogo che comincia a due, ma che continua a “microfono aperto“, per un momento di confronto comune. Che potrà prendere spunto anche dalle voci delle donne a cui daranno voce le donne del laboratorio teatrale in apertura, poche battute per dire la violenza subita e l’importanza di aver incontrato altre donne, e di avere spazi in grado di accoglierle, o addirittura ospitarle, dall’ultimo rapporto di WeWorld sulla funzione degli Spazi Donna che l’Ong supporta.
Domenica 25 invece saremo al teatro San Cleto, in via Bernardino Bernardini 55, sempre a San Basilio. Aprirà la serata Acoustic blues, il duo di voce e chitarra acustica composto da Sabrina Zunnui e Tiziano Natale, che darà voce alle donne nere, quelle meravigliose cantanti che hanno cercato il riscatto come donne e come nere, dentro una storia di violenza e sopraffazione resa ancor più tragica dalla segregazione.
E poi, finalmente, il teatro. “Plastic free. Noi siamo la materia”, il testo che ho scritto sulla base del percorso laboratoriale iniziato l’inverno scorso, prima del lockdown. Improvvisazioni, racconti, drammatizzazioni per far emergere sofferenza e urgenza, contraddizioni e voglia di libertà di queste sette donne in scena.
Questo è il lavoro del laboratorio teatrale a Spazio Donna, questo è il teatro, e questo è il rapporto con il territorio che abitiamo. Aspetti che non possono essere disgiunti perché sono assolutamente iterconnessi. E questo è il primo passo per dirlo, per metterci in comunicazione con altri spazi abitati dalle donne, condividere e allargare sempre più la scena fino a farla diventare realtà.


