Oggi alla Casa dei Diritti e delle Differenze con l’appoggio del III Municipio, ma tre anni fa il Globe Theatre lo occupammo per dire che è arrivata l’ora di incrociare lotte e rivendicazioni, ricucendole in una visione del mondo dove tutto si tiene, perché il collante è l’essere umanə.

La Casa dei Diritti e delle Differenze è stata una conquista, e lo è stato approdare lì per dare una sede al mio lavoro teatrale fuori dai teatri e dentro il territorio, per ritornare ai teatri con chi lo abita. Rompendo definitivamente una barriera invisibile ma voluta invalicabile. Invece abbiamo bisogno di intersezionalità, e gli spazi sono il trampolino di lancio di nuovi percorsi, aprendo ad un altro punto di vista. Ho ripubblicato una foto della nostra occupazione del Globe Theatre proprio per questo, perché allora, rispondendo alla chiusura del lockdown, scegliemo un gesto agli antipodi: occupare per aprire, per stare insieme, e insieme intrecciare le lotte.

Per gli spazi, per il reddito di base che significa rivoluzionare lavoro e cultura contro precarizzazione e impoverimento ormai strutturali, che vuol dire guerra fra poveri strutturale – per un lavoro, per un servizio, per un sostegno, per un finanziamento – per decidere. Ne scrissi su Comune-info, qui l’articolo. Chi volesse andare a rileggerlo può scoprire quante cose sono peggiorate a tre anni di distanza da quell’occupazione. Gli spazi sgomberati e, naturalmente, come tanti altri negli anni, abbandonati alla fatiscenza pur di cancellare cultura, servizi e supporto dalla società civile alla società civile, ovvero pur di evitare che ə cittadinə si rendano conto di cosa vuol dire autorganizzazione.

E naturalmente anche il Globe è lì a morire, come il Teatro Valle, come l’Eliseo, come il Teatro delle Arti tanto per dirne quattro, per non parlare dei cinema. Meglio chiusi a casa, sia mai riscoprissimo la socializzazione.

Allora no, con tutta la tigna del caso, no. Ci sono voluti nove mesi, un parto praticamente, ma la Casa dei Diritti e delle Differenze me la sono conquistata, e lì sto ricominciando a fare teatro senza dover peregrinare. So che non è una volta per tutte e che dovrò conquistarmi ogni centimetro e ogni minuto di permanenza. Ma spero che il valore di quello che faccio pesi tanto da sbilanciare. Che è la nostra ambizione.


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