E’ ciò che ci ha consegnato Anas Al-Sharif nel suo testamento, sapendo di rischiare la vita in ogni momento nell’inferno di Gaza. Ma non ha mai smesso, pur di testimoniare il genocidio. E anche se Israele lo ha ucciso i suoi servizi ci sono tutti, e aspettano solo la nuova Norimberga. E’ a lui che dedico il mio monologo “Gaza siamo noi”, perché è esattamente quello che dico nel testo: la Palestina è il cuore pulsante di ogni persona libera. Perché è arrivato il momento di sovvertire la consuetudine, e posare lo sguardo sul mondo da un altro punto di vista. Questa volta l’ho fatto insieme a Iyad Staiti, con il suo meraviglioso Oud, al Parco Nemorense di Roma.

Sentirsi dire alla fine della serata “dici quello che tuttə pensiamo” vuol dire aver colto nel segno, sapere che la maggior parte delle persone vive “disunita”, come dico nel monologo, e che invece ha un grande bisogno di ricomporsi, essere presente nel qui e ora senza un niente che rimanga inespresso, un pensiero che continui a bussare. Sentirsi libera, e leggera.

Ritrovare questa dimensione vuol dire tornare a combattere vivendo “come se già fosse” l’utopia realizzata, che è prassi del desiderio, corpo di ciò che è cuore, materialità dell’emozione. E non è questo, sapere che siamo un unico popolo su questa terra? che i confini sono un’invenzione del potere, che classificare popoli e persone, imporre costrizioni, controlli, repressione è voler dominare, e che noi non abbiamo alcun bisogno di tutto questo?

Ne siamo certə come vediamo a cosa stiamo andando incontro; il genocidio in Palestina e ora il piano di occupazione definitiva di Gaza sono il banco di prova del futuro di tuttə noi. Stupro della terra, sopraffazione di esseri umani, natura, ecocidio, schiacciati dalla totale impunità del potere, mentre ride producendo profitti. Violenza patriarcale allo stato puro. Contrastarlo vuol dire continuare a dire a voce piena che il futuro che vogliamo si chiama LIBERTA’. Comunità, cura, condivisione.

“GAZA SIAMO NOI” – Anna Maria Bruni @morgancrazy


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