A leggere i giornali si trova ogni giorno un motivo per capire quanto sia urgente sovvertire il Sistema coloniale capitalista, soprattutto perché avendo avuto la meglio negli ultimi 40 anni, ha fatto quello che gli è parso e piaciuto smantellando totalmente le società democratiche. E le nostre comunità.

Un sistema che in realtà hanno gettato la maschera: dopo gli anni ’70 che hanno visto attraverso il conflitto democratico la conquista di diritti civili insieme a quella dei diritti sociali, ovvero democrazia reale, ecco che alla svolta degli ’80, con la marcia dei 40mila, il più grande sindacato di massa getta la spugna – proprio sull’orlo di quello che avrebbe potuto essere un salto di qualità nella gestione della fabbrica attraverso i consigli – e comincia la discesa vertiginosa.

E siamo ad oggi, a diritti sociali spazzati via neanche più dietro la cortina dei diritti civili, visto l’avanzare dei governi di destra, all’individualizzazione delle scelte tanto a livello micro che di macro-politica, determinati esclusivamente dalla possibilità di alzare profitti per sé impoverendo, quando no distruggendo, l’altrə.

Ecco perché la Palestina è il faro che illumina la strada. Cos’ha da offrire questa terra, questa popolazione? Niente, perciò non c’è alcun motivo per difenderla, vuoi mettere Israele con tutta la tecnologia che può esportare, e con la ricchezza con la quale può comprare? Certo per carità, sostenuta dagli Stati Uniti grazie alle potenti lobby ebraiche, ma che dire, avere alleati potenti è una manna dal cielo.

Così noi ci prepariamo ad andare incontro ad un futuro non più distopico dove sorvegliare e punire diventa l’unica legge, garantita dalla tecnologia, in un mondo ormai virtuale dove persino noi perdiamo il senso della nostra materialità, della nostra corporeità, mentre veniamo inghiottiti dal gorgo politico-militare.

E se pure il genocidio che Israele sta compiendo sul popolo palestinese ci ha fatto ritrovare in molti, come operare un cambiamento di Sistema, dove cominciare, inghiottiti come siamo da una vita quotidiana votata al consumismo e strozzata dai debiti?

Ma soprattutto, quale cultura illumina un’alternativa a tutto questo? perché certo i debiti sono una rogna, ma vuoi mettere la TV 50mila pollici? Ma se guardiamo ad una vita concentrata nei corpi ancora in vita di donne, bambini, ragazzə, anzianə, se guardiamo a come stanno insieme, a come si riconoscono, a come si stringono intorno al fuoco, a come dividono il cibo di un’unica pentola, alla loro poesia, alla loro memoria, ai semi che rendono autonoma la loro economia agricola, sappiamo perché li stanno annientando (vedi comunicato sotto).

E allora diventa chiaro perché: perché sono un Sistema alternativo, fatto di corpi e terra, amore e condivisione. Un Sistema il cui profitto è l’essere umano al centro, senza bisogno d’altro. E capiamo che qui c’è solo bisogno di tornare a dire “noi”.


Lascia un commento