Nonostante il genocidio e la devastazione il festival si farà. Fra le macerie, in mezzo alle tende, sedendosi su pietre e mattoni, con la connessione che va e viene, ma si farà. A Deir al-Balah, tra Gaza City e Khan Younis, dal 26 al 31 ottobre.

Ancora una volta SUMUD. E’ anima spina dorsale corpo e anima del popolo palestinese. E qui sono le donne a riprendersi di nuovo la scena. In concomitanza con la Giornata Nazionale della Donna Palestinese, nata con la prima Conferenza delle Donne Palestinesi svoltasi a Gerusalemme nel 1929, parte il Gaza International Film festival for Women’s cinema, settantanove film provenienti da ventotto paesi per raccontare vita voci e lotte delle donne. “Voci di lavoro, di maternità, di corpo, di amore, di libertà; sguardi intimi e collettivi, frammenti di dolore di di speranza” scrive Milena Fiore che con AAMOD ha seguito fin dall’inizio genesi e sviluppo di questo sogno che si è trasformato in progetto, e ora diventa realtà.

E’ di un uomo, Ezzaldeen Shalh, l’idea del festival. Ma nella sua ideazione è evidente la volontà che le donne prendano spazio: non solo per le figure che ricoprono ruoli come presidenza o giuria, né solo per i tanti film e documentari di registe donne, ma anche per lo straordinario progetto “Dare potere alle donne di Gaza“, un programma di formazione rivolto alle giovani che intendono lavorare nell’ambito cinematografico: ventidue partecipanti che seguiranno un percorso di scrittura, regia, fotografia, produzione e montaggio, realizzando quattro documentari brevi interamente ideati da loro, ci ricorda Milena.

Da “Naila and the uprising” sappiamo quanto le donne palestinesi si sono battute per costruire un’altra realtà in Palestina, una vera via d’uscita dal binarismo tossico che divide due popoli, attraverso i movimenti “dal basso” non a caso completamente scavalcati dagli Accordi di Oslo, con le catastrofiche conseguenze oggi sotto i nostri occhi.

Ora, in un momento cruciale come quello attuale, di fronte ad un “piano di pace” che scavalca platealmente 3 palestines3, ecco che la voce del Festival si alza forte e chiara per dirci che la forza delle donne non si può fermare, e che la questione femminista è dirimente. Si tratta solo di piazzare quanti più altoparlanti abbiamo qui da noi, e alzare il volume al massimo. E noi uniremo le nostre voci alle loro.

In attesa di organizzare un contro-festival di Roma con un’iniziativa nella quale rivedere il Festival di Gaza, Domenica 9 Novembre dalle 17, alla Casa dei Diritti e delle Differenze, nell’ambito del progetto “Il Filo di Arianna” parliamo con Mjriam Abu Samra di donne, area geo-politica e femminismo.

Restate in ascolto per ulteriori info.


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