Dopo l’ultima performance che ho messo in scena ieri alla Casa dei Diritti e delle Differenze a chiusura della quinta stazione del progetto “Il filo di Arianna”, con “il mondo salvato dalle ragazzine” dal teatro passo al commento pur di continuare a usare la graticola.

“La violenza sulle donne? Nel subconscio, nel codice genetico degli uomini c’è sempre una certa resistenza ad accettare la parità”, parola di Nordio, il ministro della Giustizia, a commento dell’articolo che introduce il reato di violazione del consenso, il 609 bis, a corredo della legge sulla violenza sessuale.

Ora, ammettiamo per un attimo che il ministro abbia ragione. Per carità, è scivolato sul codice genetico, che fa di noi esseri non informati alla cultura nella quale siamo immersi, e neanche animali, i quali sono ben in grado di basarsi sull’esperienza per modificare i loro comportamenti.

Ma stiamo al subconscio. Nordio fa riferimento al fatto che per millenni gli uomini sono stati determinati dai loro comportamenti (si chiama cultura, bisognerebbe ricordarglielo), perciò ora, che pure che da infinite parti arriva esplicito il messaggio contro la violenza patriarcale, e la consapevolezza delle donne è cresciuta a macchia d’olio, gli uomini fanno “resistenza” ad accettare in sostanza di dover cambiare.

E’ vero. Gli uomini fanno resistenza. E quindi? Questa è la domanda capitale che sembra sfuggire al ministro. Ma il punto è qui, perché un conto è contemplare il problema, constatarlo a mani alzate, altro è prenderne atto e decidere come affrontarlo.

Questo è il punto di caduta: non la constatazione in sé, ma le azioni che si decide o meno di intraprendere. E’ qui che da quell’affermazione capiamo da che parte intende andare il governo che, facendo il paio con quella della ministra Roccella, che ci dice che “non c’è correlazione tra educazione sessuale e affettiva nelle scuole e calo dei femminicidi”, chiude il cerchio.

In sostanza il governo prende atto che la violenza patriarcale è “connaturata” (eh… quanto vuol dire il linguaggio!) all’essere umano maschile, e tutto ciò che si può fare è agire a cose fatte, ovvero quando il reato è stato compiuto. Non si possono cambiare le cose, si può solo punire il crimine.

Dunque non è attraverso la politica del governo che cambieranno le cose, ma solo attraverso la nostra politica, di base, civile, nelle scuole, nelle nostre case, nei nostri luoghi d’incontro, senza mai mollare, finché saremo consapevoli di essere una forza tale da sbaragliare una politica che esercita il potere con tutti i mezzi pur di dominare, pur di sopraffare. Questo, si chiama patriarcato. E noi glielo faremo sapere.


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