Ieri in tantissimə eravamo al presidio alla metro Jonio dove una ragazza, nella notte tra lunedi e martedi, è stata fermata e stuprata da tre individui. Da tutti i quartieri, non solo del Tufello, non solo del III, è arrivata la risposta: “siamo con te”, e non ammettiamo risposte repressive e securitarie.

Ancora una volta sul corpo di una donna si è consumata una violenza di gruppo. In un quartiere vivo, attivo, dove il senso di comunità è altissimo. Un motivo lampante per capire che le cause non vanno cercate nel degrado, perché semmai quelle si chiamano conseguenze.

Mentre noi tuttə, dai Centri Antiviolenza ai centri sociali, dalle associazioni ai progetti artistici e culturali come “Il filo di Arianna” con cui ho aperto le porte della Casa dei Diritti e delle Differenze, costruiamo prassi di accoglienza, condivisione, ascolto, cura, i femminicidi aumentano, aumentano gli stupri, aumentano le richieste ai CAV, anche di giovanissime.

Allora deve essere chiaro che le cause non possono essere imputate al “degrado”, a cui governo e amministrazioni comunali troppo spesso rispondono con il “decoro”, che tradotto significa esclusione di tutto ciò che non è normato, conforme a leggi che definiscono una società per pochi ricchi, bianchi, etero, cis, per la verità gli unici a rompere le regole, certi della totale impunità.

Le cause sono qui: nella ridefinizione dell’appartenenza, a una certa classe, a una certa “razza”, a un certo genere. Si chiama patriarcato, e la sua violenza è sistemica, e le conseguenze sono a tutti i livelli. E sempre, ancora, e ancora, il prezzo è sul corpo delle donne: è una giovane donna quella che ha subito lo stupro. Ma la domanda è se chi lo ha commesso fa parte di altri “ultimi”. Non lo so e non intendo fare della facile retorica, ma una cosa la so, ovvero che non è così difficile che lo siano, perché la catena sado-masochistica di cui si nutre e si perpetua la violenza è questa: chi subisce violenza, troppo spesso reagisce diventando violento. E anche questa dinamica tossica vale per il 99 % per gli uomini.

E ci riporta direttamente a ciò che sta succedendo in Palestina, a Gaza e in West Bank: siamo tuttə inorriditə nel dover constatare che i figli e nipoti di chi ha subito l’olocausto ripropongano quella modalità criminale su altrə inermi. Ma non possiamo che constatare che se la violenza è sistemica, tutto interconnesso. Ed è questa catena che va spezzata, certə che “gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la violenza del padrone”. (Audre Lorde)


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