Nelle indagini della procura di Genova che ha portato all’arresto di Mohamed Hannoun “si è rivelata di particolare importanza la cooperazione internazionale”. Polizie di Francia, Germania, Spagna, Olanda, e soprattutto la “struttura antiterrorismo di Israele”.
L’impianto accusatorio non regge, ma qui il punto non è giudiziario. Il punto è tutto politico. E’ la collaborazione con il governo genocida e terrorista israeliano, a tutti i livelli. Era evidente dal mutismo del governo italiano di fronte al massacro di 80mila civili, di cui almeno 20mila bambini, di 250 giornastə, del personale medico e sanitario, dello sbarramento agli aiuti umanitari, del fuoco aperto addosso a chi tentava di raggiungere cibo, del sollievo di fronte al “piano di pace” nonostante il genocidio sia continuato arrivando ad oltre 400 uccisi da ottobre ad oggi, dall’Idf quanto dal freddo e dalla fame o dall’impossibilità di ricevere cure, soprattutto bambini, mancando il 50 % dei farmaci essenziali, del nuovo sbarramento agli aiuti, del computo delle calorie nei cibi, marmellate e biscotti in particolare, su cui Israele ha posto il veto, dovessero riacquisire un po’ di energia, dell’indifferenza con cui si assiste alle tempeste di vento e pioggia che spazzano via le tende e le lasciano allagate, con la popolazione con l’acqua alle ginocchia. O dei corpi spazzati via insieme alle macerie dai caterpillar pronti a spianare il territorio per far posto ai piani immobiliari sui quali far prosperare gli affaristi USA quanto Israeliani, o della richiesta di consegnare le armi ad Hamas mentre anche il commercio di armamenti è un’ulteriore business per l’Occidente. E già, perché il traffico d’armi convolge ben più che solo gli USA, mentre or non è molto la nostra presidente del consiglio si è detta pronta ad entrare nei piani per la ricostruzione.
E poiché questo genocidio è accettato in quanto “business as usual” nonostante i media si rifiutino di denunciare il doppio standard continuando a scegliersi i dittatori e le autocrazie di cui raccontare nefandezze, l’unica alternativa è la repressione. Apripista gli USA anche in questo caso, con i massacri da parte delle forze speciali per strada verso chi dissente o semplicemente non è sottomessə, come Renée Nicole Good, un vero e proprio femminicidio – ultimo oggi l’arresto di quattro Sioux. Segue la Gran Bretagna, che con una legge ha dichiarato terrorista Palestine Action e incarcerato 8 attivistə, di cui tre, Heba Muraisi, Kamran Ahmed e Lewie C., lasciati a languire per 76 giorni in sciopero della fame.
Segue l’Italia con il dl Sicurezza peggiorato in queste ore da un’ultieriore stretta repressiva in esame, come se non bastassero gli arresti già in essere per gli attivisti tra cui Tiziano Lovisolo, in carcere dalla manifestazione del 5 ottobre 2024, ora i 4 di Torino, per non parlare di Anaan Yaesh, Ali Irar e Mansour Doghmosh, i tre palestinesi sotto processo all’Aquila con accuse risibili. Per non parlare dei 7000 – numero approssimativo – detenuti palestinesi, secondo i dati dell’intelligence israeliana, solo uno su quattro di Gaza è un combattente – torturatə e stupratə, fino a Marwan Barghouti, di cui abbiamo visto la condizione a cui è stato ridotto quando il criminale leader del partito di estrema destra e ministro per la sicurezza (e già questo accostamento è sufficiente a capire) è andato da lui in carcere per fargli sapere che Israele affronterà chiunque agisca contro il Paese e “lo annienterà”. A una persona in catene.
Questo il paese, questi i suoi governanti, questa l’intelligence che ha dato indicazioni all’Italia per l’arresto di Hannoun. Io non credo che ci sia molto da aggiungere a questo quadro devastante, che prefigura una società costruita sul potere esercitato con la violenza a protezione della ricchezza di pochi, loro sì liberi di fare e disfare a piacimento, nel più totale disfacimento, degrado e frantumazione del tessuto sociale. Giust’appunto a beneficio del potere.
Persino l’Iran, a dispetto delle altisonanti dichiarazioni di Trump (e dio ce ne scampi), è bene che rimanga tale, nella sua instabilità. A beneficio dell’area, e con buona pace dei milioni di manifestanti e di tutti i loro morti. Ecco proprio loro per primə ci dicono quanto sia giunta l’ora di prendere il destino nelle proprie mani. Ed è qui che l’accusa di terrorismo verso chiunque difenda il proprio paese dall’aggressione e dall’invasione è intollerabile. Dobbiamo cominciare a dirlo a chiare lettere. Le azioni violente verso i civili saranno sempre condannate dal tribunale internazionale, ma non è più accettabile accusare di terrorismo o pretendere il disarmo quando si tratta di resistenza. La nostra ce lo ha insegnato e su quella si è fondata la Costituzione. La resistenza è sempre antifascista. E va difesa sempre. Perché vuol dire autodeterminazione. Ed è l’unica strada. E’ sempre più palese, e vale per un numero crescente di popoli. E di certo lo è da noi.

