NO al controllo della politica sulla magistratura, NO all’autoritarismo e alla repressione, NO alla guerra, NO al colonialismo, NO alla colonizzazione di terre e corpi. I nostri due milioni in più di stivali sono andati ai seggi armati della luminosa, determinata, incrollabile consapevolezza di voler essere liberə, con la Costituzione come scudo.
E da lì ai nostri spazi, nei comitati, nei collettivi, nelle case occupate, nei terreni sequestrati alla mafia e rimessi a coltura, nelle cooperative, nelle scuole, nei presidi sanitari, dalle carceri, e via così tanto da poter ricostruire come un perfetto puzzle la società che ci aspetta.
E non lo dico solo per il voto dei giovani di cui oggi si riempiono programmi e servizi, e per fortuna, lo dico perché questo voto è trasversale, intersezionale, e viene dai territori. Non è stata la mobilitazione dei partiti di opposizione a lavorare nei quartieri per animare dibattiti che informassero il più possibile sui reali contenuti della riforma e su come sarebbero cambiati ben 7 articoli della Costituzione e con quali conseguenze, e quanto avrebbe inciso sull’efficienza dei tribunali, sull’accelerazione dei tempi, sulla stabilizzazione di chi lavora in quell’ambito da precariə.
Un’altra occasione per allargare lo sguardo partendo da un punto preciso, così come si fa per scrutare l’orizzonte rimanendo in allerta, consapevoli che non si può camminare con i paraocchi pensando di dover seguire un percorso tracciato da altri. E l’occasione è stata colta, ancora una volta, da chi lavora nei territori e nei territori ci vive, e nei territori costruisce un’alternativa.
Questo NO così forte e chiaro è un mattone in più nella costruzione di un nuovo sistema, fatto della forza di una sempre più chiara consapevolezza che siamo NOI a decidere, che non possiamo delegare, che dobbiamo costruire un’organizzazione “consiliare”, fatta di comitati, dal locale al territoriale al provinciale al regionale al nazionale, che abbia un sistema “insiemistico”, ovvero che tuteli l’orizzontalità, l’intersezionalita dei settori, e permetta di passare dalla micro alla macropolitica senza perdere la sua struttura decisionale decentrata e capillare.
E’ con questo che devono confrontarsi i partiti, non il contrario. Non intendiamo scegliere “il leader” con le nuove primarie che si prospetteranno, intendiamo mettere in campo il nostro potere, restituendo a questa parola il suo reale significato: voce del verbo, possibilità.

