Fra il Mito e la Storia, Medea. Premesse al workshop/2

Seconda tappa di avvicinamento al workshop:

In scena abbiamo visto il grido del monologo – dalla disperazione a brandelli di consapevolezza nell’affiorare dei ricordi.

Il primo, avvenuto poco prima, e che è causa di quel momento di disperazione:

Back Step/1: una festa attuale –  ricca – perbenismi e maldicenze, gossip, apprezzamenti di maniera e di invidia sulla casa, il cibo, l’accoglienza. Qui fra la “massa”, emergono:

  • Agameda, (l’invidia) da piccola allieva di Medea in Colchide, ora pronta a pugnalarla come se potesse così riscattarsi da lei;
  • Presbo (la perfidia), anche lui della Colchide, ora organizzatore dei giochi di Corinto per riscattarsi compiacendo e guadagnarsi così un posto a corte;
  • Acamante, (la condanna) astronomo del Re, estimatore di Medea ma indiscutibilmente schierato con Creonte;
  • Glauce (la paura), tanto profondamente ammirata delle capacità di Medea, che peraltro l’ha aiutata a uscire da un’epilessia psicosomatica, quanto determinata ad esorcizzarla, intravedendo attraverso di lei un’altra visione del mondo, che la porterebbe a condannare il padre e a rifiutare il suo destino di futura regina di Corinto;

–   Giasone (la vigliaccheria): ciò che determina la scelta senza il riconoscimento della propria responsabilità.

Non c’è la figura materiale del potere, Creonte, perché in realtà c’è l’essenziale che lo determina, insieme al suo nome, di bocca in bocca, come il totem sul quale ciascuno appunta il motivo delle proprie scelte. E lo spirito di Merope, sua moglie, impossibile da nominare e perciò tanto più aleggiante, in quanto totem dell’annientamento della persona, riduzione all’impotenza da parte del potere. (E ciò non per attribuzione di responsabilità, ma per riconoscimento di quale gioco sporco sia quello con il quale si afferma il potere: “o io sono fuori di me, o la loro città ha fondamenta sopra un misfatto”)

Back Step/2: Un ricordo ancestrale – dove la magia è l’insieme degli elementi che permettono la realizzazione della qualità nelle cose, entro le coordinate che tengono insieme io-e-l’altro, come un filo teso, continuo, modulato dalla sintonia che si realizza nella relazione, quando c’è equilibrio, o dalla forza con la quale viene tenuto da chi lo governa. O altrimenti spezzato da chi spezza questo incantesimo che è la vita umana nella sua espressione più alta, capace di tenere insieme l’immanente e il trascendente, per riconoscere una storia determinata dagli uomini non più capaci di riconoscere di essere solo parte dell’universo.

La domanda è: cosa consentirà di nuovo di lasciar emergere il vivere umano più vivo e vero, e di farlo essere preponderante, per fare di questo la storia?

La casa

Il cibo                -> Tre direttrici che attraverso l’associazione proiettano lei nel ricordo –

L’accoglienza

Lavoro del workshop/1: una festa rituale a Corinto (vedi “Premesse al Workshop/1)

Lavoro del workshop/2:Una piccola “comune” laterale alla città (sia simbolicamente che materialmente). Ci vivono quelli con cui Medea si riconosce, quelli con cui può parlare, confidarsi e confrontarsi:

  • Aretusa, di Creta, scultrice, amante e amica del “vecchio”
  • Oistros, scultore, amante e amico di Medea

–   “il vecchio”, di Creta, amante e amico di Aretusa

Sono gli stessi con cui ritrova anche

Lissa, la sua amica di sempre, sorella di latte, quella che l’ha seguita dalla Colchide e che l’aiuta a crescere i figli Medeo e Ferete, che la segue fedele e silenziosa, unica modalità con cui prende posizione;

gli stessi che anche

Leuco, secondo astronomo del Re riconosce, distinguendo il bene dal male, ma senza sapersi schierare (e quindi, schierandosi con i potenti).

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