Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

Grotowsky, ovvero: il teatro povero. Di superfluo, il più ricco di essenziale.

Anna Maria Bruni

Scoprire il teatro povero, è riscoprire l’essenziale. Un viaggio per metterci alla prova, per metterci in gioco, e scoprire di essere in viaggio per scoprire noi stessi, con gli altri.

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Rigore e vita: non può esistere l’uno senza l’altro. Definire la struttura, le regole, il percorso, l’orizzonte, i limiti, significa avere la possibilità di orientarsi, e significa farlo mettendo in gioco completamente se stessi, esprimendo tutta la propria vitalità, fino ad arrivare a rompere quei limiti, quelle regole, deviando dal percorso, immaginando l’orizzonte più in là. Ma da là.

Due pilastri essenziali, inscindibili. Infatti, la vera tragedia è la perdita dell’equilibrio fra questi due aspetti. Ce lo insegna ogni tragedia, ce lo insegna la storia, ce lo insegna il presente.

La scena è un’occasione per provare che cosa significa trovare questo equilibrio, o perderlo. E per coglierla, è necessario spogliarla. Degli abiti lucenti della scenografia, dei belletti degli effetti scenici, della musica da pifferai magici. E guardarla così, spoglia, scarna; per scoprire che l’elemento più ricco, più interessante, più vivace, più sorprendente è l’attore in scena, l’essere umano.

Nella sua essenzialità. Nell’essere-in-azione. Il corpo psichico, il corpo poetico. E scoprire che i due pilastri animano di conseguenza l’inscindibilità tra pensiero e azione, la loro coerenza. Ovvero, la capacità di tramutare il pensiero in azione. Di governare la nostra vita, esserne i padroni. Contro ogni espropriazione, contro ogni alienazione.

L’eredità di Grotowsky è come un carbone ardente fra le mani: pieno di luce, fuoco, calore, ma che può principe spegnersi da un momento all’altro, mentre per non bruciarci lo passiamo rapidamente da un palmo all’altro per evitare che si fermi per un momento, rischiando di consumare la pelle e scoprire la carne viva.

Ma è questo che dobbiamo fare: rischiare. Rischiare per vivere, rischiare per scoprire.

Perché è vita che arde, e insieme si consuma in un attimo. Ma quando è davvero attraversata apre tutti i canali, scorre da fuori a dentro e di nuovo fuori rilanciando un nuovo bruciante desiderio di vita e di meravigliosa esistenza: vivere al massimo, semplicemente.

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