Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

Il corpo poetico è beffardo. Eugenio Barba e l’Odin Teatret

Anna Maria Bruni

Il teatro non è soltanto i suoi spettacoli, ma una forma di essere e di reagire. Ecco perché “dilatazioni di vita dal palco”, ed è vero oggi più che mai, in un momento in cui tutto sembra precipitare: lo stesso in cui di fronte alla morte la vita esplode come un geiser senza più trattenersi. Potrebbe essere l’ultima volta, l’ultima occasione.

7-guanto-beige-con-spettatoriPensavo stamattina ascoltando la rassegna stampa quotidiana di Radio3, la tragedia del caporalato, il ritardo nella consegna delle casette ai terremotati, la parola “clandestini” sui manifesti… a quanta vita è stata delegata alla politica, e poi alla magistratura.

Mi batto da sempre contro la delega, è un principio che fa parte dell’azione del teatro che faccio; eppure solo questa mattina ho messo a fuoco con lucidità che con “delega” ho inteso solamente la rappresentanza; ed ho capito che dovevo fare il passo successivo, un salto di livello: ovvero che devo ripensare a tutto ciò che abbiamo creduto dovesse essere compito della politica. Svuotando la vita. Impedendole di reagire.

Questo terzo appuntamento con Eugenio Barba e l’Odin Teatret è stato illuminante per questo. Se il Living è stato teatro di azione politica, l’Odin è pensiero politico puro. E la sua azione è la beffa. Se il Living l’ha denudata rischiando gli arresti, il carcere, l’esilio, l’Odin l’ha mascherata passando attraverso le forche caudine, imbambolando il potere. Se il Living è stato la lotta sulle barricate, l’Odin è la beffa di “Argo” per far sottrarre sei cittadini americani  alle forche della rivoluzione iraniana. E’ la beffa de “La stangata”.

Ma per farlo, ha bisogno del suo rifugio atomico, delle “catacombe”, le uniche dove “può nascere una vita nuova”. Quelle dove la vita e la cultura del gruppo prende forma e penetra in tutti i momenti della vita quotidiana, rompendo la separazione tra la scena e la vita, dilatando la vita dal palco.

Non è fede negli ideali, è la loro concretezza nelle proprie azioni. Perché queste rispondono alle nostre lettura8-vicina 11-la-manina-rosanecessità personali e non alla retorica del “bene degli altri”. I gruppi resistenti sono fatti di persone che sanno far convivere i propri egoismi, e vedono l’unità di metodo nella manifestazione delle differenze individuali, e nella capacità di farle suonare insieme con giusto ritmo e armonia.

L’unità superficiale, invece, anche quando è unità di idee o di intenzioni, è spazzata via al primo vento.

Ma questo è possibile solo con un serio allenamento all’autodisciplina. Un metodo inderogabile dove ognuno impara a mettere alla prova le proprie forze in relazione con altri, sapendo che la sua caduta può trascinare l’intero gruppo, ma anche che se ognuno fa la sua parte, il gruppo può sorreggere quello che cade.

Ciò che si organizza è il rispetto delle incomunicabilità, che diventa rappresentazione, e la solidarietà degli egoismi, che diventa azione sociale”. E, aggiungo, esplosione di passioni, gioia pura, fino alle più alte vette che si possono toccare nella congiunzione astrale tra pensiero e azione.

4-lettura2vicinaIl terzo appuntamento con l’Odin è stato appena un assaggio di tutto questo, una nuova prova di teatro nel teatro, e un passo di un cammino sempre in evoluzione; con il desiderio di incontrare il desiderio di chi partecipa, e la curiosità per continuare a scommettere su quello che può ancora succedere.

 

Clicca qui per vedere l’album foto della prova di scena prima della proiezione del video

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