Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

Liberi e fuori dai ruoli. Judith Malina Living

Anna Maria Bruni

Uno spaccato della forza della libertà nel pensiero di Judith Malina, che ci ha lasciato il 9 aprile di quest’anno, tratte da Conversazioni con Judith Malina – l’arte, l’anarchia, il Living Theatre di Cristina Valenti (Elèuthera ed, Milano 1998)

Living_Paradise_now
Paradise now – 1968
Teatro libero

[…] Quando critichiamo il potere, dobbiamo ricordare che siamo stati noi a cederlo a chi lo detiene.

[…] Vorrei entrare subito in quello che reputo il punto essenziale, ovvero il problema dei ruoli e della loro interpretazione. Fu durante l’interpretazione di Le Bonnes che creammo Mysteries all’American Center, dopodiché andammo avanti con le prove di Les Bonnes finché non debuttammo. Così era un’unica mentalità a funzionare nei due spettacoli. E, se in Mysteries avevamo abbandonato l’interpretazione dei ruoli, Les Bonnes era proprio sull’interpretazione dei ruoli. Non si trattava solo del fatto che tre uomini interpretavano tre donne, ma anche che le serve interpretavano la signora, e la condizione stessa della signora era l’interpretazione di un ruolo. Se scaviamo sotto un ruolo troviamo un altro ruolo al quale rapportarci e che dobbiamo rendere reale, poi ne troviamo un altro e un altro ancora, finché non ci troviamo in un impasse sadomasochistica assoluta: e alla fine una delle due sorelle rende reale il ruolo uccidendo l’altra. L’uccisione si rivela l’unica strada attraverso la quale queste povere ragazze oppresse, folli, schiave possono liberare se stesse dal loro ruolo, dal loro ruolo nella vita. Il loro ruolo di schiave, il ruolo di bonnes al quale sono condannate.

Genet è sempre politico, e ogni riferimento sessuale contenuto nel testo è un urlo sull’oppressione sessuale e politica. La sindrome dei comportamenti di oppressione e sottomissione ha continuato ad ispirare il nostro lavoro anche in seguito; ed è stato con l’Eredità di Caino che abbiamo approfondito la nostra riflessione sul sadomasochismo a partire dall’opera di Sacher-Masoch. A noi interessa il sadomasochismo come sindrome, non ci interessa il ruolo della vittima né quello di carnefice. Non ci interessa interpretare il martirio; e chi ha immaginato questo, scrivendo di noi, forse si rifiutava di riconoscere di essere coinvolto a sua volta, esattamente come noi, in questo modello di sottomissione e dominio. E’ stato Genet a farci capire che dobbiamo rifiutare entrambi i ruoli, quello di vittima e quello di carnefice, e che dobbiamo interrogarci sui meccanismi di assunzione di tali ruoli.

Genet ebbe sempre chiara la propria posizione psicosessuale, in quanto omosessuale masochista e perciò paradigma del popolo oppresso, nella sua vita personale come in ogni scritto: ogni suo brano è un momento di chiarificazione. Ed è stato Genet a rendere chiaro al Living Theatre che la cosa importante non è tanto esaminare i meccanismi del dominio – che è quanto è stato fatto da Eschilo e Sofocle in poi – quanto piuttosto quelli della sottomissione. Noi anarchici abbiamo sempre detto che è la sottomissione a causare la tirannia e non il contrario. Quello che dobbiamo combattere è la tendenza ad attribuire ad altri la nostra propria sottomissione e la nostra inclinazione a essere schiavi, invece di scegliere la strada, ben più difficile, della libertà. Genet è stato per noi un paradigma fondamentale rispetto al problema della interpretazione dei ruoli.

Ha spalancato davanti ai nostri occhi questa grande visione del mondo come un insieme complesso di relazioni padrone-schiavo, dove la stessa persona che è servile in fabbrica va a casa e si trasforma in un padrone crudele e tirannico nei confronti della moglie, la moglie può fare lo stesso coi bambini, e i bambini col ragazzino di pelle scura giù in strada. Perché tutti noi siamo a volte dominatori e a volte sottomessi e interpretiamo entrambi questi ruoli in maniera totale. E il problema della sottomissione dobbiamo vederlo come una forma di fuga, piuttosto che ingerirne il ruolo, come Les Bonnes, che hanno ingerito il loro ruolo, lo hanno digerito: sono diventate il ruolo che interpretano e devono uccidersi l’un l’altra, perché il meccanismo di azione della gente di fronte all’oppressione è quello di uccidersi a vicenda piuttosto che uccidere l’oppressore.

Antigone - 1967
Antigone – 1967

 

Così le serve vorrebbero uccidere la padrona, ma poi si ammazzano fra di loro, proprio come succede agli schiavi: gli schiavi sono schierati gli uni contro gli altri sul campo di battaglia e si uccidono a vicenda intanto che i padroni stipulano trattati valutando se abbiano già perso abbastanza schiavi e se sia il caso, quindi, di fermare la carneficina. E questa pièce è messa in scena in ogni situazione domestica e in ogni luogo di lavoro.

Così fra i Mysteries e Les Bonnes c’è una relazione reale e importante per la storia del Living. Facendo Les Bonnes ognuno di noi ha capito che non si trattava di interpretare il ruolo di una padrona o di una serva, ma quello di un attore, e che, anzi, sarebbe stato meglio abbandonare anche quello per essere semplicemente lì a rendere reale e vulnerabile la nostra presenza. Ed è stato a partire da questo paradigma delle serve e della padrona che non possono abbandonare i rispettivi ruoli che abbiamo creato uno spettacolo come i Mysteries, in cui abbandonavamo i nostri ruoli e dicevamo: “Io sono io e tu sei tu, e in questo momento ci guardiamo reciprocamente negli occhi”.

[…]

La vulnerabilità della presenza autentica dell’attore l’avete sfidata e sperimentata fino in fondo con le esperienze di teatro libero. Me ne vuoi parlare?

Credo che la possibilità di creare teatro libero dipenda dalla facoltà di agire liberamente anche nella vita. Il teatro libero dipende dall’agire libero. Se siamo persone libere, se siamo in grado di essere liberi nella vita – se cioè, all’interno di una situazione che non consente libertà, riusciamo ad impegnarci in una prospettiva di liberazione – allora possiamo fare teatro libero: dipende da questo. Perché le qualità dell’attore sono quelle della persona e un attore non può essere libero sul palco quando non lo è nella vita reale: può aspirare ad esserlo, ma resterà una menzogna, piena di non comunicazione.

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