" Scrivere bene significa pensare bene
e di qui ci vuole poco per arrivare
ad agire bene"

thomas mann

ABITARE LE PAROLE

Ricominciamo a giocare con la scena

Abitare le parole. Proprio quello che si fa in scena: dar loro vita, senso, significato. L’emozione che trainano o provocano, il sentimento che suscitano, l’azione che innescano, le relazioni che rompono, quelle che creano, quelle che ricompongono.

Scrivere un testo teatrale è un’occasione straordinaria, perciò. Che ha incontrato un’altra occasione, quella di LibrArti, un bando del III Municipio che propone alle librerie e alle associazioni del territorio di collaborare per dar vita ad eventi che animino le parole, dando corpo ai testi. Laboratori, workshop, incontri, spettacoli teatrali.

Queste due occasioni, intrecciandosi, hanno fatto nascere l’idea di un lavoro di scrittura collettiva di un testo teatrale. La scommessa di un percorso di questo genere si è imposta così, perché far nascere un testo da un percorso condiviso è quasi come lavorare sulle improvvisazioni in scena, sulla memoria, sulla costruzione del personaggio. La scrittura del testo avviene facendo, mentre ciascuno modella il suo personaggio, cesellandolo via via; la dinamica di relazione scaturisce così dai caratteri, dalle personalità, dalle emozioni, e naturalmente dagli accadimenti.

Ma c’è un punto di caduta straordinario che questo percorso aiuta a smascherare, una volta per tutte: il positivismo occidentale del quale si nutre la cultura alla quale ci abbeveriamo. Nella nostra testa il mondo continua ad essere diviso tra “buoni” e “cattivi”, la logica ci impone una coerenza di cui la vita si fa beffe, e il giudizio morale cade inesorabile come una mannaia.

Ecco che allora riemerge interamente la funzione del teatro: metterci di fronte alla vita nuda e cruda in tutta la sua complessità, impossibile da ridurre in categorie, i cui personaggi in scena tornano ad essere interamente esseri umani, prismi le cui sfaccettature sono il nostro specchio, e attraverso il segno poetico ci consegnano domande, che provocano, scuotono, risvegliano, impongono al cervello di riprendere a girare trasmettendo ai sensi vitalità e passione.

Se interpretare è rispettare la consegna dell’autore o dell’autrice, nello scrivere assumiamo su di noi la responsabilità di rispettare l’essere umano in tutta la sua interezza, riconoscendo prima di tutto in noi stessi l’inquietudine esistenziale, liberandola.