“LOtto per LEI”, come le parole ci rendono libere

Anche TeatroCittà al centro per #LOttomarzo. Uno spettacolo che è il trionfo dell’integrità contro l’ipocrisia, la chiave della battaglia culturale per travolgere i femminicidi: la consapevolezza di sé da parte delle donne. E il pubblico esplode.

LOtto per LEI. Clicca qui per vedere il VideoPromo

Il corpo delle donne è sacro e inviolabile. Vogliamo dirlo forte, e lo vogliamo fare cominciando da quella parte del nostro corpo troppo poco nominata con il suo vero nome: Vagina. Troppo nominata dal mondo maschile con appellativi simbolici che spesso scivolano nell’evocazione di una porta chiusa dietro la quale si cela il sesso pornografico, sporco, diabolico. Qualcosa di separato dal mondo rispettabile, educato, perbene, ma che proprio per la sua inaccessibilità, il divieto, la pericolosità, diventa eccitante. Unicamente per essere dissacrato, sporcato, e poi rinnegato.

La dununcia degli stupri in Bosnia. Sarah Nicolucci e Patrizia Schiavo al leggio

Ma questa volta no. Da questo spettacolo in poi l’operazione non è più possibile. Il divide et impera caro al potere maschile ed esercitato attraverso l’ipocrisia è smascherato fin dal titolo: LOtto per LEI, che in scena diventa un’esplosione di parole-azioni che semplicemente dicono ad alta voce quel che finora si doveva tenere celato. A cominciare dalle parole Vagina, Vulva, Clitoride. Con la rivendicazione del possesso dell’unico organo vocato esclusivamente al piacere. Alla faccia dell’utilitarismo consumistico proprio della pornografia.

Un passaggio di testimone da “I monologhi della vagina” di Eve Eisler trasformato per #Lottomarzo da Patrizia Schiavo in un emozionante Laboratorio della Vagina dove sette donne si raccontano, si svelano, denudano timori, paure, vergogne, falsi pudori e violenze subite trasformando se stesse attraverso la scoperta e la riappropriazione del proprio corpo. Cominciando proprio da quell’antico “parti basse” “innominabili” per approdare alla “Vagina” detta con gioia, ad alta voce, restituendo la parola al corpo e questo a se stesse.

Un momento della sfilata di moda delle vagine. Io in posa

Un viaggio emozionante attraverso la storia, la filosofia, le religioni, mettendo a confronto l’impurità della donna denunciata dalla Bibbia con la sacralità dello spirito femminile della religione Indù, la denuncia delle violenze nel mondo (il 35% delle donne), o gli stupri come tattica sistematica di guerra con l’esplosione vulcanica delle danze, le parole del piacere, la classificazione/esternazione dei gemiti del coito.

Una fusione di gioia e dolore, euforia e timore, emozione e risate prodotta da un testo ben congegnato e dallo straordinario lavoro di squadra di Silvia Grassi, Teresa Arena, Roberta Colussi, Rossella Tropete, Carmen Matteucci, Sarah Nicolucci, e io che scrivo, con Patrizia Schiavo nelle vesti della dottoressa conduttrice del Laboratorio, determinate ad andare in scena proprio in occasione di questo importantissimo 8 Marzo.

Un percorso cominciato con la grande manifestazione del 26 novembre, per dire basta ai femminicidi (e proprio oggi altre due donne sono state uccise dai loro partner), e allargato alla violenza di genere in tutte le sue forme, con una nuova consapevolezza che questa battaglia culturale passa attraverso la nostra affermazione dell’integrità.

Questo spettacolo lo ha detto forte e chiaro, e il pubblico, che ha riempito il teatro, si è lasciato rapire. Come quando non c’è più separazione tra corpo e mente, tra pensiero e azione. Come quando ci si innamora.

Anna Maria Bruni

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