Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

Marilyn’blues. La forza dell’innocenza consapevole

Anna Maria Bruni

Dopo la messa in scena al Teatro Ygramul-Novenoveposti di Roma, lo spettacolo sbarca a Sarzana per la rassegna ideata da Toni Garbini SMASCHERA XVI. In scena lunedi 21 alle 19 nel ridotto del teatro degli Impavidi

Basterebbe questo ossimoro a descrivere l’impulso che catapulta nella vita – e perciò sulla scena – le donne della storia o immaginarie che sono state vittime del potere, in tutte le sue forme. Donne luminose, pure, piene di vita, forti, coraggiose. Ma sole, abbandonate, tradite. Che ora tornano determinate a non farsi fermare. Perché le ferite non si cancellano, ma possono diventare una forza. Tornano perciò pronte a lottare partendo da sé.

Desdemona ne è l’archetipo, e incarna l’alterità. Proverbiale, per questo il suo nome per questo percorso intrapreso per ridare voce alle donne che sono state messe a tacere. Un viaggio che non a caso inizia da Marilyn: la sua immagine, nota solo nella patinatura di donna seduttiva, è quella della vittima di se stessa.

Un ottimo modo per evitare di smascherare il vero volto della cultura maschilista, e tutelare il privilegio maschile.

Per questo Marilyn è ancora più preziosa, oltre che per se stessa: ci aiuta a rompere con il moralismo ipocrita di nuovo in auge secondo il quale il nostro abbigliamento, e il nostro comportamento, sono le cause di uno stupro.

Una cultura che nella sostanza soverchia anche gli uomini, ma che cambiare può diventare una vera occasione di libertà per tutti.

Dunque la prima a parlare è lei, il primo studio. Una lunga ricerca per ricostruire la sua vita, le sue amicizie, attraverso le interviste che ha rilasciato, quanto detto e scritto da chi le è stato vicino a cominciare dall’autobiografia di Arthur Miller e quanto costruito dai media mainstream: è bastato accostare questi due mondi per lasciar emergere una figura completamente diversa.

Nella sostanza come nella poetica espressa dal suo corpo, per cominciare a dire che quel linguaggio non è fatto per essere stuprato, né fisicamente né moralmente, ma propone un dialogo alchemico che è già di per sé rivoluzionario degli schemi nei quali la cultura dominante impone di relegarlo. La prima è Marilyn soprattutto per questa sovversione della logica del potere.

In tutti gli aspetti: dalla prevaricazione all’ingiuria, dallo sfruttamento alla congiura, fino al crimine vero e proprio. Dai sodalizi perversi tra major, media e politica che l’hanno condannata fino al suo assassinio, alla palese affermazione della cultura patriarcale per Marianna di Leyda, alla congiura per Beatrice Cenci, fino al crimine per tutelare il proprio potere per Anna Politkoskaja, o a quello per eliminare l’avversario, per Rosa Luxemburg.

Mettersi nei loro panni e scandagliare i fatti che hanno condotto al loro assassinio (morale o materiale) è stato riportare alla luce la verità con tutta la forza della vita vera, mostrando una Storia che si ripete per rendere immutabile il suo corso fatto di sopraffattori e vittime.

Con un elemento in più questa volta: il j’accuse contro gli ignavi, uomini e donne non protagonisti dell’efferatezze del mondo, ma colpevoli – ancor di più se amici, o amore – perché la paura di schierarsi e battersi fino in fondo per la vita, vuol dire non capire che si tratta della propria come di quella degli altri, in quella immedesimazione che rompe l’alienazione e ci mette in armonia con l’universo, e che già in qualche momento, quando la vita è esplosa, ci ha reso invincibili.

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