Net@twork, lo spazio liberato

Lotte di uomini e donne in rete. L’autonarrazione dei protagonisti attraverso internet. Un’indagine di Sara Picardo per Ediesse

Con Alice attraverso lo specchio fino a Matrix passando per The Truman show, abbiamo immaginato di Netatworktrovare finalmente la porta sulla realtà, quella vera, quella nella quale possiamo finalmente ritrovare noi stessi. Oggi quella porta è il web, ed è nelle nostre mani.

I blog come diari in rete che diventano piazze di discussione pubbliche, le pagine di una social community come Facebook, video e foto da postare su siti come youreporter o youtube, tanti sono gli elementi che permettono di ricomporre una realtà sociale che da troppi anni si vuole frantumata. Questo è il senso del libro di Sara Picardo (Net@twork, Storie di lotte di uomini e donne in rete, Ediesse ed. 2011, € 10): cucire insieme quelle denunce che attraverso la rete si trasformano in lotte.

Il racconto parte dal blog di Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi che, dopo mesi di silenzio, posta la sua prima lettera pur di reagire alla disperazione, senza neanche sapere che potrà ricevere feedback. Ma proprio questo è il fatto esplosivo, l’immediatezza, e lo sarà anche per la pagina Facebook dell’isola dei cassintegrati, i lavoratori della Vinyls di Porto Torres che il 24 febbraio 2010 decidono di occupare l’ex-carcere dell’Isola dell’Asinara per protesta contro la chiusura del petrolchimico Eni, come per i precari Teleperformance, come per le lavoratrici Omsa, come la pagina di solidarietà per Sara, la lavoratrice della Tezenis picchiata dalla sua “capa” dentro un camerino del negozio a Porta di Roma per aver chiesto il pagamento degli straordinari, come per la prima manifestazione nazionale autoconvocata su Facebook dal popolo viola. E altrettanto i blog e le pagine Fb che rimbalzano dalla Tunisia all’Egitto infiammando la primavera araba, così come quelli che trovano “il pertugio” per aggirare la censura in Cina, ci racconta Sara.

Ma la Picardo fa una bella operazione in più, in questo libro, ed è quella di penetrare queste vicende, piuttosto che limitarsi a farne statistiche. Il racconto comincia descrivendo il percorso che dal blog, o da una pagina Fb (o viceversa), si trasforma in evento nazionale costringendo i media ufficiali a parlarne, ma poi prosegue riportando testualmente le denunce degli stessi blog, per poi andare ad intervistare i protagonisti perché loro stessi raccontino il percorso che ha portato alla ribalta le lotte e le iniziative di sostegno, fino a costringere al confronto la controparte.

In questo modo l’autrice lascia emergere due fattori essenziali di questo nuovo modo, tutto politico, di reagire alle violenze e organizzarsi: il primo è la riconquista di un linguaggio diretto come una sassata, contro quello autoreferenziale del rituale politico, e il secondo è la riscoperta della necessità di “fare gruppo in carne e ossa”, scrive la Picardo. Essenziale dunque, come ci ricordano i lavoratori Vinyls sul loro blog, è che questo “deve rafforzare, non creare, altrimenti da solo non può reggere una vertenza”. Proprio quello che hanno fatto loro, fino a superare di gran lunga l’audience dell’Isola dei famosi.

Sono quelle T.A.Z. , zone temporaneamente liberate, che Hakim Bay già nel 1991 descriveva come spazi temporanei capaci di eludere le strutture formali di controllo, da dove denunciare il livello di violenza e autoritarismo che troppe vittime ancora provoca ovunque per il solo fatto di voler prendere la parola. Ma anche un intero mondo di persone che non smetterà mai di farlo, per amore della giustizia e la voglia di libertà. Attraverso il web, e il libro di Sara Picardo, ora sappiamo che quel che annunciavano per le strade di Genova 2001 nei giorni del G8 era vero: sono “il 99%”.

Rassegna sindacale, 20 gennaio 2012

 

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