Parla con LEI, per ridere insieme

Sempre più indispensabile di fronte alla miseria, scambiata per virilità, a cui troppi uomini ancora si aggrappano

Qualche giorno fa, durante una puntata di Carta Bianca, il talk condotto da Bianca Berlinguer su Rai 3, a proposito di molestie sessuali e degli ultimi casi che avevano coinvolto anche registi italiani, in particolare Fausto Brizzi, Christian De Sica, ospite della trasmissione, aveva commentato: “ma dai, c’avrà provato, come tutti!”. Una cretinata insomma, come del resto era stata una “ragazzata” per il sindaco di Montalto, o una “bambinata”, lo stupro del branco di minorenni di una coetanea fidanzata di uno di loro. E sempre secondo un primo cittadino, questa volta di Pimonte.

La mentalità italiota si manifesta in tutta la sua miseria, esercitata attraverso l’autoindulgenza esplicitata nel buttarla in caciara. Perché fare i simpatici paga sempre, e la percezione della sottovalutazione passa inosservata installandosi nelle coscienze rassicurate del genere maschile, salvato ancora una volta dalla gogna del femminismo, moralista castigatore (notare il maschile) dei costumi e delle gioie (a senso unico) del sesso.

Ma fuori dai talk e dal main stream, che deve la sua sopravvivenza – ancorché in eterna agonia – grazie alle goliardate, sui banchi universitari i toni cambiano, è un must, che si trasferisce anche nelle pagine web, quando a parlare è un intellettuale togato. Qui le cose si fanno serie. Per carità, sempre velate di spirito umoristico, ma ben più raffinato.

Questa volta è tal prof Becchi a declinare sul suo blog una sagace quanto salace analisi che porta all’unico motivo sostanziale che si cela dietro le denunce di stupro e molestie da parte di tante attrici contro il produttore Harvey Weinstein, e sulla base delle quali, a seguito del virale #metoo sono seguite quelle che hanno denunciato i registi nostrani. Udite udite, la vera ragione di tanta canea è un attacco alla virilità.

Fascisticamente intesa come padrona del mondo, dove le donne sono a disposizione perché appunto di proprietà, e lì dove aprono bocca diventano immediatamente isteriche narcisiste (loro!) con l’ambizione di trasformare il genere maschile a propria immagine e somiglianza.

Negando “la forza, l’onore, il coraggio, l’audacia” che sono, come da letteratura, tutti “valori maschili”, e in quanto tali “pericolosi”, secondo le donne che vorrebbero trasformare tutto il mondo in rosa. L’ennesimo esorcismo per evitare di scoprire che questi aspetti appartengono anche alle donne, perché la cosa non dipende dai generi. E fondamentalmente dalla vigliaccheria, questa sì, che troppo spesso appartiene agli uomini, sempre accompagnata dall’arroganza, e da splendide rime con la miglior volgarità.

Della serie, cosa non si tenta pur di negare le donne come esseri umani liberi.

Questo pezzo né è un esempio plastico, come lo è della distanza dalla realtà, dove invece questo tentativo di rimozione si traduce troppo spesso in violenza, disagio, esclusione. Venerdi pomeriggio 15 dicembre a Teatrocittà Spazio Donna San Basilio ce lo racconterà, ma soprattutto le donne che lo frequentano ci racconteranno cosa significa trovarsi in un luogo dove potersi riconoscere, riscostruirsi, esprimersi. E lo faranno anche attraverso una breve performance di danza creativa, parte costitutiva delle loro attività.

E domani sera alle 21, in sala teatro, lo spettacolo “Prigionia: Femminile, Singolare” ci farà vivere invece i drammi esistenziali di donne negate, che nel precipitare introiettano la colpa o la negazione di sé. Un dramma utile come catarsi, per non cadere mai più, e impedire che si cada ancora.

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