Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

“Perché il femminismo serve anche agli uomini”. E’ “Il filo di Arianna”

Paola Scatena al leggio
Anna Maria Bruni

E’ uno dei capi di questo filo: che anche gli uomini vogliano liberarsi da una cultura che ingabbia anche loro. La due-giorni dell’evento “Il filo di Arianna” comincia da qui e lo fa con un libro piccolo ma prezioso, che proprio un uomo ha scelto di scrivere. A Spazio Donna l’incontro via streaming con Lorenzo Gasparrini e Oria Gargano sabato 24 Ottobre, visibile anche sulle pagine web di Spazio Libero, Spazio Donna San Basilio, LabTv che ha permesso la diretta.

 

E’ arrivata ad un giorno dal via all’evento la ferale notizia: non potevamo più realizzarlo in presenza. Associato ai convegni/congressi citati nel dpcm del 18 Ottobre, probabilmente perché sarebbe stato aperto con la presentazione del libro, nonostante si svolgesse poi con un concerto e uno spettacolo in teatro la cui chiusura sarebbe arrivata proprio al termine della seconda giornata, non c’è stato niente da fare. Dovevamo farlo, e dovevamo farlo in streaming.

Riadattato in volata dunque, è stata comunque un’occasione per incontrarci, e per offrire queste due giornate all’insegna della cultura e lavoro artistico, i mezzi con i quali l’associazione Spazio Libero lavora per trasformare la cultura esistente corrotta dall’idea del Potere.

Per questo ho voluto iniziare proprio con un libro dal titolo chiarificatore: “Perché il femminismo serve anche agli uomini“, scritto peraltro da un uomo.

Federica Lo Sardo al leggio

Perché il mio progetto è quello uscire fuori dal labirinto facendo di questo filo una rete di teatri/laboratori che lavorano negli Spazi Donna, nei Centri Antiviolenza, nelle case famiglia, ovunque le donne accolgono altre donne e condividano il lavoro teatrale – ma anche musicale, di scrittura, arti visive, ovvero tutto ciò che produce cultura e arte, perché alle donne che subiscono abusi, violenze, a cominciare dalle mura domestiche (cresciute in modo esponenziale durante il lockdown) arrivi l’eco dell’esistenza di queste comunità condivise, dove trovare il coraggio di fare il passo per girare pagina e ricominciare, costruendo la propria autonomia.

Ma questo non vuol dire non considerare che anche gli uomini possano, e vogliano, combattere la cultura patriarcale, per camminare a fianco alle donne in questo percorso che è di liberazione per entrambi.

Marina Pasqui al leggio

Io lo considero uno dei capi che dipanano il groviglio di questa cultura che ci tiene avvinghiati e ci ingabbia dentro ruoli sociali che non ci appartengono. “Cessiamo le abitudini, torniamo  ad essere uomini” cantava una bella canzone di lotta degli anni ’70. Purtroppo la lingua italiana è una base del patriarcato, dal momento che volge al maschile tutto ciò che invece riguarda anche le donne, perciò possiamo dire “torniamo ad essere esseri umani”, uscendo da questo Truman show per ricostruirci insieme fuori dagli schemi sociali che ci ingabbiano e ci sopraffanno.

Perché sono gli stessi che gli uomini fanno scontare alle donne, e gli stessi attraverso i quali le donne si dividono e si combattono. Il tema di “Plastic free. Noi siamo la materia“. Divide et impera. Lo stesso nodo, dal quale si dipana un altro capo del filo.

Oria Gargano, Lorenzo Gasparrini e Anna Maria Bruni. La diretta

Questi gli argomenti affrontati durante il bel dialogo che si è svolto nella serata del 24 Ottobre tra Oria Gargano, presidente di Be Free, cooperativa sociale che lavora contro tratta, violenza e discriminazione, e Lorenzo Garsparrini, blogger, attivista antisessista nonché dottore di ricerca in Estetica. E per questo accanto a loro ho voluto inserire le voci delle donne che raccontano la loro esperienza di violenza, e l’opportunità di uscirne offerta proprio dagli Spazi Donna, e in particolare da Spazio Donna San Basilio. Pillole dall’ultimo report di WeWorld, l’ong che si occupa a livello internazionale di donne e bambini, e che sostiene gli Spazi Donna in Italia. Federica Lo Sardo, Paola Scatena e Marina Pasqui, che vedrete al leggio, sono tre fra le donne del laboratorio teatrale che hanno dato voce alle altre donne.

 

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