Attrice, autrice e regista teatrale, scrittrice e giornalista.

“RETI DI DONNE”: “Il Filo di Arianna” va avanti. L’incognita del bandi

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Anna Maria Bruni

 

RETI DI DONNE. PAROLE SUONI VOCI PER UN’ALTRA CULTURA“. Un progetto bellissimo, che ho immaginato per dare continuità e allo stesso tempo sviluppare  “IL FILO DI ARIANNA” esattamente nella direzione che mi sono proposta fin dall’inizio: creare una rete di donne che lavorano per una cultura della cura, per una società della cura, che spazzi via la violenza del sistema patriarcale in cui viviamo.

Una rete di donne artiste, in connessione con una rete di donne operatrici dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio e di tutti gli enti che si occupano di accoglienza – che è la prima cura contro la violenza e il disagio – delle cooperative che creano lavoro con le donne che stanno ricostruendo la propria autonomia.

Una rete di donne che attraversi le scuole per lavorare all’educazione sentimentale e alla maturità emotiva, difficili da affrontare quando si è in piena tempesta ormonale, se non si hanno gli strumenti adatti. Bisogna saperlo.

Da quando ho realizzato la prima edizione de “Il Filo di Arianna” molto è successo. A volte non ce se ne rende conto perché sono tanti gli ostacoli da saltare sulla strada che ci si è proposti di percorrere, ma succede anche che insieme agli ostacoli le opportunità ti vengono incontro.

Gli ostacoli sono prima di tutto quelli dei bandi. L’ultimo, quello per cui ho elaborato il titolo che ho scritto all’inizio, l’ho chiuso stanotte dopo un nuovo slalom.  Quali sono le difficoltà dei bandi? rispondere a richieste poste con un linguaggio burocratico, che poco ha a che vedere con lo stile narrativo con il quale descriviamo i progetti, gli obiettivi che ci poniamo, i passi che intendiamo fare per perseguirli. E questo è uno; l’altro, davvero gigantesco, è rappresentato dal fatto che il contributo viene dato a consuntivo.

Quindi l’Ente che propone il bando (in questo caso la Regione Lazio/LazioCrea) non si pone affatto in ascolto delle piccole associazioni, o delle giovani associazioni, o delle associazioni che hanno realizzato comunque un progetto anche senza aver vinto un bando, dando quindi fondo alle proprie casse. Questo è appunto il mio caso. Dopo aver vinto un bando con la prima edizione de “Il Filo di Arianna” con la seconda, pur in continuità con la prima, non me lo sono aggiudicato. L’ho realizzata comunque come sa chi mi segue, e per tutti trovate qui la presentazione di “DESDEMONA E’ TORNATA” che ha debuttato il 21 dicembre scorso al Teatro 7 Off, chiudendo in bellezza l’edizione. Ma la cassa ora langue, e non è in grado di finanziare un nuovo progetto senza il supporto di un ente pubblico.

Dunque o mi aggiudico il bando o non lavoro. E’ mai possibile? Davvero la Regione in prima linea non è consapevole di come sia cambiato il mondo del lavoro? e soprattutto di quanto sia critica la situazione nel settore culturale e artistico, da non sapere che il tentativo di prendersi sulle spalle il proprio destino lavorativo deve essere supportato? o si vuole continuare a far finta che le associazioni siano un dopolavoro che non ha bisogno di supporti?

E aggiungo le difficoltà dentro questa difficoltà: bisogna pagare un commercialista perché certifichi i compensi, compilare il “de minimis” quindi sapere che cos’è e come va compilato… per carità, c’è una “guida alla compilazione”, pagine e pagine in burocratese, naturalmente. Ma noi siamo qui apposta! abbiamo tutto il tempo del mondo, siamo artist@!

Già, il tempo, ecco l’altro tema cruciale: quanto lavoro, tempo, energia dedichiamo alla formulazione del progetto, del preventivo, e dei documenti richiesti dai bandi nella speranza di lavorare, ma nel frattempo lavorando gratuitamente. E’ un investimento? Se lo è è al buio, perché lo facciamo senza sapere se ci aggiudicheremo il bando per cui abbiamo lavorato.

Con il movimento de_ lavorat_ dello spettacolo abbiamo formulato una proposta di cui ho parlato in un precedente articolo “una questione di spazi“, ed è da qui che dovremo ripartire perché le Istituzioni ascoltino quelle che sono opportunità reali di creare un’economia circolare e supportare chi sta alacremente lavorando in questa direzione.

E quel che conferma la validità di questa direzione è, come dicevo prima, quello che ti viene incontro. La scena delle donne che stiamo creando con una rete di artiste su tutto il territorio nazionale è una di queste. Ma questa ve la racconto al prossimo articolo. Perciò continuate a seguirmi!

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