La distanza tra i governi occidentali, ormai definibili esclusivamente come Potere, e la società civile, i popoli, sta diventando esponenziale. Sono i due estremi contemporanei: la politica restituita all’umanità, e il potere che produce denaro da guerra distruzione e morte. E’ quello che regge sul doppiopesismo, ormai sotto gli occhi di tuttə.

Oggi la knesset, il parlamento israeliano, ha approvato con 97 voti e favore e 0 contrari, ovvero maggioranza e opposizione unanimi, l’istituzione di un tribunale speciale per quelli di Hamas che hanno partecipato al 7 ottobre. Il servizio del tg3 ci fa sapere che saranno processati anche per le violenze sessuali avvenute in quella data; violenze risultate da un’inchiesta indipendente.

Naturalmente nulla si dice della risposta genocidaria di Israele che già di per sé rappresenta una vendetta, né tantomeno degli stupri dei prigionierə palestinesi – emersi in base a una nuova recente inchiesta indipendente, sempre del New York Times – che descrive con testimonianze le violenze sessuali di agenti, soldati e coloni contro uomini donne e persino bambini palestinesi. Una “procedura standard” che sembra essere applicata senza bisogno di ricevere ordini. E non menziona un’altra inchiesta indipendente dello stesso quotidiano newyorkese secondo la quale non vi sono state violenze sessuali da parte di Hamas durante quell’attacco.

Ma il doppiopesismo è all’ordine del giorno: la stessa legge sulla pena di morte approvata di recente sempre dal parlamento israeliano come è noto vale solo per i palestinesi, anche quelli che si limitano a tirare pietre contro un carrarmato israeliano.

Una logica molto in voga anche in Italia, d’altra parte: Il palestinese Ahmad Salem, 25 anni, rifugiato in Italia dai campi profughi in Libano, è prigioniero da più di un anno in regime di Alta Sicurezza nel carcere di Rossano-Calabro. Accusato di “istigazione a delinquere e auto addestramento con finalità di terrorismo” (art. 414 e 270-quinquies c.p.) è stato condannato a 4 anni dal tribunale di Campobasso, superando persino le richieste dell’accusa.

Accusa che si basa su video pubblici e frasi decontestualizzate, estrapolate dal suo telefonino durante una perquisizione arbitraria effettuata mentre era in questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

Una applicazione del cosiddetto “terrorismo di parola” voluto nella Legge Sicurezza approvata l’anno scorso, con l’obiettivo di criminalizzare e mettere a tacere il dissenso politico e sociale, che il DDL antisemitismo(1) in discussione concentra sulla criminalizzazione della solidarietà al popolo palestinese.  

Ben altra sorte è toccata a Eitan Bondi, attentatore reo confesso di aver sparato contro due persone indifese appartenenti all’ANPI, il 25 Aprile a parco Schuster. Eitan Bondi ha subito rivendicato con orgoglio la sua appartenenza alla Brigata Ebraica, che si è affrettata a smentire, ma nel frattempo dalla perquisizione effettuata in casa sua è emerso un vero e proprio arsenale composto da mitraglietta, fucile da cecchino, pistole, munizionamento vario costituito da circa un migliaio di proiettili, coltelli militari, bandiera dello Stato di Israele e materiale di propaganda sionista e razzista.

Nonostante ciò sono bastate meno di 48 ore per far derubricare il caso da “tentato omicidio” a “tentate lesioni” con annessi “pentimento e dissociazione” dello sparatore ed un gip particolarmente compiacente che ha affermato che si è trattato, banalmente, di “un gesto irrazionale”, mandando agli arresti domiciliari il rampollo sionista.

Il tutto con l’aiuto, guarda caso, di Cesare Gai, un blasonato avvocato candidatosi nella lista sionista Dor va Dor nelle recenti elezioni UCEI.

E mentre la procura di Roma apre un’indagine per approfondire l’esistenza di una “Brigata Vitali” che sembra essere il braccio armato di chi della Brigata Ebraica è un fervente sionista pronto a seguire l’esempio dell’Idf. A Roma ne abbiamo avuto sconcertanti esempi, che raggiungono picchi di violenza ogni 25 aprile, senza dimenticare altri casi come quello avvenuto un anno fa a Monteverde, liceo artistico Caravillani, dove studenti e docenti sono stati aggrediti da ebrei usciti dal tempio adiacente. Ma agguerrita anche contro gli stessi cittadini ebrei dissidenti contro la politica israeliana.

Comincia qui la serie di articoli intitolati “due pesi e due misure”. Ci sarà da divertirsi, per così dire.

(1) Punto dirimente è il concetto voluto dall’Ihra (Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto) che mentre sostiene che si può “criticare Israele come ogni altro stato” sottolinea che è antisemitismo “fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”. Se l’Ihra vuole ignorare che questo si chiama “reato di opinione”, non può dimenticarlo una legge italiana, perché è automaticamente anticostituzionale. Purtroppo però bisognerà impugnarla se verrà approvata così, e fare ricorso fino a farla decadere, perché che lo sia sembra non fare più molto effetto. Persino AVS e 5stelle che hanno votato contro hanno parlato di un rischio di una “militarizzazione culturale” e di “censura”, in particolare sulla critica alla politica dello Stato di Israele; non si sono avventurati a denunciare l’anticostituzionalità di un articolo che vieta di esprimere un’opinione.


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