“Mia madre non sa leggere né scrivere. Ma è lei il mio libro preferito. Un libro che non finisce, che cambia con la vita, che la inventa ogni giorno, che mi stupisce”. “E’ lei che ha avuto pensieri nuovi, mai pensati, mai osati. E sono io che li trasformo per lei in azioni”.

“Attraversare la notte. Racconti di donne afghane nel regime dei talebani“, edito da Altrəconomia. Questo libro è un ruggito di libertà. Perché fra le righe fatte di dolore, sofferenza, disperazione per la perdita di tutto ciò che rende la vita bella, c’è la capacità, e la forza, di scavare nella memoria, nelle usanze, nei rituali quotidiani, nella gioia di capirsi senza neanche parlarsi, approfittare della sapienza antica di arti artigiane, dalla sartoria alla panificazione, di ristabilire relazioni fra donne e ragazze, inventando scuole clandestine, laboratori di apprendistato, case rifugio. E ridere, e ritrovare i colori.

Quelle prime battute sono di chi è riuscita ad arrivare al diploma dopo tre anni di scuola clandestina: “Nessuna ce l’avrebbe fatta da sola. Siamo le donne che non hanno spento la loro volontà, e siamo le madri che l’hanno tenuta accesa”. La relazione, la sua sostanza, riconoscere il cuore delle cose: madri oppresse, costrette dentro casa, picchiate, che pure si sono battute con i loro mariti violenti pagando un prezzo altissimo perché le figlie potessero studiare, potessero percorrere “una strada lontana dalla loro”. E sono loro che lei chiama “le nostre madri guerriere”. E’ a loro che riconosce cosa significhi battersi quando le armi sono i nostri corpi, i nostri pensieri, il nostro immaginario. Saper vedere, e senza gridare, preparare il cammino.

La situazione per le donne in Afghanistan è devastante, i divieti per le donne arrivano fino a silenziarle: non possono parlare per strada, far sentire la loro voce è Awrah, “qualcosa che deve essere nascosta come le parti più intime del corpo. Qualcosa di osceno che non si può mostrare. La voce incanta. Per questo fa paura. La voce dice la verità, per questo va eliminata”. Hanno ragione i Talebani. La voce è erotica, un trasmettitore di vita pulsante, di carnalità, per questo bisogna impugnarla come una splendida arma di libertà e di liberazione, perché è il mezzo per urlare la verità, e perché è essa stessa espressione del corpo, del piacere, del desiderio.

Una condizione ancor più negata, paradossalmente, alle donne palestinesi; non per i divieti, ma per la frantumazione delle vite ridotte alla ricerca quotidiana di cibo, acqua e beni essenziali – assorbenti, medicine, panni puliti – ulteriore difficoltà per ritrovarsi insieme ad altre donne. Eppure anche lì la vita bussa, e viene raccolta a piene mani nella sua sostanza. Dal “Gaza International Film Festival” che aiuta una ventina di ragazze per ogni edizione a formarsi come cineaste, alle scuole di musica, alle scuole-tenda, si moltiplicano le iniziative attraverso le quali ricostruire speranza e futuro, sia pure in mezzo alle macerie e alle tende.

Come ho scritto su facebook a ridosso della presentazione del libro a Eirenefest, il festival della non violenza che si è tenuto questo fine settimana nella sede nazionale di Libera, con Antonella Garofalo del CISDA e Marinella Correggia, giornalista collaboratrice del Manifesto, se il genocidio in Palestina prefigura il sistema-mondo, perché funge da prova generale per grandi potenze e governi vassalli della direzione da prendere nell’era dell’IA, di certo l’invisibilità delle donne afghane ai suoi antipodi ci dice dove guardare per cambiare prospettiva.

Perché non è lontana da noi questa regressione, possiamo toccarla con mano ogni giorno che passa: dalle negazioni del novello guascone dell’estrema destra alle restrizioni già tradotte in leggi dal governo, felicemente accompagnate dalle esiziali limitazioni di servizi e fondi.

Che noi donne dobbiamo restare a casa, angeli del focolare silenziose serventi, è un faro perenne del patriarcato ad ogni latitudine, ma purtroppo per i suoi lacchè la nostra libertà non è in vendita, e la nostra liberazione, esattamente ad ogni latitudine, procede a grandi passi. E cambierà il sistema, ve lo possiamo garantire. Riscriveremo la storia.


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