
“I palestinesi sono i tuoi occhi” è una lettura teatrale composta da sei testi inediti scritti da autori gazawi della compagnia teatrale italo-palestinese Anqa nata nel 2023. Il 15 aprile come un tam tam nei teatri di tutti i continenti.
perché il 15 ottobre
“Il 15 ottobre non è soltanto una data sul calendario – ci dicono dal loro sito – ma una ferita aperta nella storia della nostra compagnia. Quel giorno del 2023, mentre a Milano sarebbero dovute iniziare le prove di una tournée italiana che non ebbe mai luogo, arrivò la notizia della morte di Abraham Saidam, un giovane interprete ucciso dai bombardamenti israeliani”.
“Per onorarne la memoria e trasformare il dolore in resistenza culturale – proseguono – il 15 ottobre 2026 andrà in scena I palestinesi sono i tuoi occhi, una lettura teatrale diffusa che coinvolgerà simultaneamente teatri, associazioni, librerie e scuole in Italia, Europa, Giordania e Gaza. Un coro di voci per rompere il silenzio e abbattere le barriere dell’indifferenza”. E io aggiungo anche Africa, Asia, Australia, perché la mobilitazione deɜ artistɜ si è trasformata in marea.
Sembra un fatto marginale utilizzare i teatri, l’arte, la cultura, quando la questione è eminentemente politica. Il fatto è che la cultura è eminentemente politica. Perché è un incessante lavoro per cambiare le teste, quelle deɜ ignavɜ, quelle di chi ancora discetta di genocidio, apartheid, o dei diritti del popolo ebraico senza fare i conti con il popolo nativo. Per diventare marea non per un giorno, ma per travolgere per sempre chi si arma e uccide senza alcuna remora.
Certo, alla base di tutto sono gli interessi economici a determinare queste infamie, ma vanno di pari passo con la sete di potere, l’idea di essere intoccabili. Un desiderio tale da arrivare a sterminare. Lo abbiamo visto con Assad in Siria, tanto per dire. Ma la storia ne è piena. E il potere vuol dire cultura. Cultura patriarcale.
Ecco perché è più che mai necessario, come uno stillicidio, ogni giorno, prendere in mano una poesia, un brano, un racconto, un testo. Perché questo fanno tutti i progetti che lavorano a travolgere il patriarcato praticando la cultura della cura. E questo fa “Il Filo di Arianna”. E le pratiche non possono che essere svolte quotidianamente. Instancabilmente, lo sappiamo: Gutta cavat lapidem.

