Inutile dire la corsa alla condanna delle devastazioni, facile pretesto per ignorare lo sfinimento al quale un’intera generazione viene condannata quotidianamente. Ma la vera domanda che manca è se la violenza non sia quella subita ormai da troppi anni. E da troppe generazioni.
Ignorare, sfruttare, marginalizzare, spremere, l’elenco è infinito, ma questa volta si è ritorto contro tutto ciò che rappresenta il sopruso ben rappresentato dal ghigno di ogni ministro, finanziere, presidente, fondo istituzionale, dettato dalla certezza dell’impunibilità. Tipico tratto del patriarca, fondato su totale assenza di empatia, reiterazione del torto, insistenza vertiginosa e cieca nella persecuzione del proprio obiettivo.
Intere colonne di giornali ci ripetono che la finanziarizzazione dell’economia ha voluto dire staccare questa scienza così semplice fatta di entrate e uscite come quelle dei conti di casa, il cui bilancio per lo Stato ha sostanzialmente significato produzione materiale, fiscalità generale e redistribuzione nel welfare, dalla legge di bilancio alla legge finanziaria, istituita già nel 1978 con la legge 468, diventata poi legge di Stabilità nel 2010, a ridosso della crisi che ci ha travolto definitivamente. Reiterazione del torto, insistenza vertiginosa e cieca.
Tanto da inserire il pareggio di bilancio in costituzione nel 2012 per introdurre il principio dell’equilibrio tra entrate e spese. Mai ottenuto, nonostante ciò, tanto da incorrere nella procedura di infrazione. Reiterazione del torto.
Sembra una diagnosi psicanalitica, e in un certo senso lo è. Perché passare la barra dei governi alla finanza significa in tutta evidenza darla in mano a serial killer psicopatici, per giunta contagiosi. Sentivo un servizio del tg1 la sera degli scontri a Milano, condotto da un giornalista affranto davanti alla devastazione mentre camminava “nelle vie dello shopping”. Così disse. Non ho potuto fare a meno di ridere per il paradosso dentro il quale lo vedevo agitarsi senza la consapevolezza reale di quello che aveva intorno, volendo trasmettere il dolore quasi di veder devastata la normalità, piuttosto che chiedersi se non si stesse rimandando al mittente la violenza subita.
La sottrazione di futuro, l’assoluta cancellazione di un’idea di società, lo sfruttamento incessante in ogni ambito, che sia il lavoro precario e sottopagato, lo studio sempre più costoso, la casa inarrivabile, le limitazioni nella vita sociale – ricordiamoci che la prima legge di questo governo è stata contro i rave – l’inesistenza di servizi, a cominciare da nidi e centri estivi, volendo avere figli.
Già a ridosso della crisi del 2009, le manifestazioni contro la legge Gelmini un anno dopo aprivano i cortei con lo striscione che diceva “Non pagheremo noi la vostra crisi“, limitandosi ai “black book”, straordinaria ironia contro l’incessante evocazione della violenza dei black block. Sono passati anni da allora, e la rotta non è stata invertita da nessun governo.
Oggi la crisi energetica, accompagnata dalla vertiginosa spesa per il riarmo sventolando lo spettro della guerra, strumentalizzando quelle in corso piuttosto che adoperarsi per fermarle, ha levato il tappo. Le imponenti mobilitazioni contro il genocidio in Palestina sfociate peraltro nella straordinaria organizzazione internazionale della Global Sumud Flotilla sono state il campanello d’allarme, totalmente inascoltato. Soprattutto incompreso. Troppo distanti ormai i palazzi dalle strade.
Ma veder massacrare un popolo, ridurlo alla fame, stuprato, torturato, schiavizzato, menomato, privato di cure, sottratto alla sua terra, alle sue case, ai suoi ulivi, è stata la linea di confine per ristabilire l’ordine delle cose.
Restiamo Umani è stato il motto che ci ha consegnato Vik; in quelle due parole c’è il mondo che vogliamo, fatto di pace, condivisione, ricchezza redistribuita, case e istruzione, cure, ambiente pulito, accoglienza, cancellazione dei confini per rivedere orizzonti. La violenza che vedete nelle piazze è solo la rappresentazione plastica della vostra.

