“Casa di Rigenerazione”: la vitalità di TeatroCittà

casadirigenerazione“Dove punti il compasso, lì è il centro”, dice Eugenio Barba riferendosi al teatro delle periferie estreme di ogni parte del mondo. Una verità che TeatroCittà, il centro di ricerca teatrale di Torre Spaccata, torna a confermarci con la sua Continua a leggere

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Grotowsky, ovvero: il teatro povero. Di superfluo, il più ricco di essenziale.

Scoprire il teatro povero, è riscoprire l’essenziale. Un viaggio per metterci alla prova, per metterci in gioco, e scoprire di essere in viaggio per scoprire noi stessi, con gli altri.

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Rigore e vita: non può esistere l’uno senza l’altro. Continua a leggere

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Il teatro che ha cambiato il teatro

Viaggio nel teatro del ‘900 attraverso quattro appuntamenti con chi ha rivoluzionato la scena restituendo al teatro la sua funzione vitale

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Il TEATRO CHE HA CAMBIATO IL TEATRO è un viaggio attraverso quattro capisaldi della trasformazione del teatro del ‘900, Continua a leggere

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TeatroCittà: in trincea la vitalità che il centro non sa più offrire

 

TEATROCITTA’: alle spalle di CineCittà la periferia si fa centro culturale, e la trincea diventa il luogo vitale per eccellenza.

IL CENTRO DI RICERCA CULTURALE E TEATRALE di Piscine di Torre Spaccata, diretto da Patrizia Schiavo, apre i Continua a leggere

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Accademia vs vita – Gli allievi rileggono Kleist

Gli allievi dell’Accademia d’Arte drammatica Silvio d’Amico si misurano con il drammaturgo e poeta tedesco. Quattro studi, tre drammi e un epistolario, per un percorso itinerante suggestivo ma senza palpiti, nella cornice incantata di Villa Piccolomini a Roma.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

E’ stato come camminare dentro un film lo spettacolo itinerante Un uomo inesprimibile, quattro studi su Kleist realizzato dagli allievi dell’Accademia Silvio D’Amico. Dentro la splendida Villa Piccolomini sull’Aurelia Antica, a Roma, gli allievi del II e del III anno Carmelo Alù, Raffaele Bartoli, Lorenzo Collati e Mario Scandale hanno scelto per questo viaggio Penthesilea, Il Principe di Homburg, La famiglia Schroffenstein, accompagnati da uno studio sull’epistolario di Kleist Potesse tutto il mondo vedermi nel cuore.

Un corpo unico definito dallo scenario, dalle scenografie, dai costumi, indubbiamente sostenuti dalla larghezza di mezzi nonché dalla preparazione degli allievi attori, ha permesso di catturare gli spettatori dentro un’atmosfera romantica dalle forti suggestioni evocative dello sturm und drang, nonostante l’avversione di Kleist per Goethe.

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Animali da bar, l’Occidente all’ultimo stadio

Animali_da_bar-670x442-630x416Già cominciare ironizzando dello stuolo di spettacoli sulla prima guerra mondiale proposti quest’anno, approfittando del centenario per guadagnare la scena, ha polarizzato l’attenzione come un radar in campo magnetico, se poi aggiungiamo che questi della Carrozzeria Orfeo sono stati capaci di non mollarla per più di un’ora di spettacolo, sono solo applausi.

Esattamente sullo stesso tono crudo, ironico e drammatico, attraverso un ritmo sempre incalzante sono riusciti ad intrecciare cinque vite completamente diverse, legate in realtà dallo stesso filo, e dal bar, rifugio protettivo senza eguali per lo sfogo collettivo. Lei, la barista, una straordinaria Beatrice Schiros, è una ucraina dalla vita travagliata, emigrata, con figlio a carico e dedita all’affitto del proprio utero a una coppia senza figli né voglie; intorno a lei le vite degli altri: il marito della coppia, rappresentazione plastica dell’alienato, buddista in lotta per la liberazione del Tibet mentre a casa le prende dalla moglie, un imprenditore ipocondriaco gestore di un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia, un giovanotto ossessionato dall’inesistenza del suo pene e dal ricordo di sé zimbello dei compagni di liceo, che ruba nelle case dei morti, uno scrittore alcolizzato costretto dal suo editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra. Interpreti: Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi e Gabriele De Luca, tutti egualmente bravi nel tenere ruolo e ritmo. E, ciliegina sulla torta, la voce fuori campo ma non meno inquietante di un vecchio malato (Alessandro Haber perfettamente in carattere), misantropo e razzista, ritiratosi a vita privata ma non per questo meno ossessivo nelle sue richieste, a cominciare da quelle sessuali.

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Niente di più vero. “Pasolini gioca ancora!” a Pietralata

PasoliniAmore. Corrente. Allegria, tristezza, pena, risate, terra carne sangue umori… solo un fiume di parole che non basta a dire la bellezza semplice di questo spettacolo-partita di calcio che Giorgio Barberio Corsetti ha realizzato con alcuni attori insieme ai ragazzi di Pietralata, che il campo Liberi Nantes del quartiere lo curano, lo mantengono, e ci giocano.

Dalla parte di Albarossa, la squadra storica di quello che al tempo di Pasolini era il Partito Comunista, cioè un partito che nei quartieri viveva e dai quartieri prendeva la sua linfa vitale, e dalla parte di Liberi Nantes, la squadra formata dai ragazzi africani emigrati e integrati in quella comunità, e che quella comunità contribuiscono ad alimentare con il loro apporto, determinando una reciproca integrazione.

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Operetta burlesca. L’essenziale visibile agli occhi

Il desiderio omosessuale e il suo martirio sociale. Emma Dante al Teatro Vittoria, per Romaeuropa festival

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Corpi. Corpi vivi, che trasudano il sentire dell’anima tanto quanto la cultura di cui sono imbevuti. Sbattuti in faccia agli astanti, mentre accompagnano una storia semplice, anzi la storia più banale che si possa immaginare in fatto di omosessualità, si impongono allo sguardo scavallando il giudizio per essere guardati così come sono. Nudi, veri, pelli tese, muscoli, pance sfatte, seni morbidi, cazzi, fica, schiene, culi. Generi che si scambiano e che non appartengono ma sono appartenuti.

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CARMEN, secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

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Liberatoria. Questa è la parola che meglio definisce la Carmen dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Spogliata del dramma tanto da rendere privo di pathos l’acme tragico dell’uccisione della proverbiale stragista di cuori, rompe tutti i clichét che l’opera originale condensa, mettendoli alla berlina senza per questo far ricorso al cinismo.

Al contrario l’arma più usata è l’intelligenza, che intrecciata alle straordinarie doti musicali, alla conoscenza delle tante tradizioni su cui si fonda l’Orchestra e alla semplicità con la quale tutte queste doti vengono usate in scena, produce un risultato benefico.

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“887”, l’homo faber del digitale

 

Robert Lepage e il suo civico "887"

Robert Lepage e il suo civico “887”

E’ ancora possibile sedersi una sera in un palchetto di platea di un grande teatro come l’Argentina di Roma, ed essere dolcemente trasportati dentro il racconto di una storia personale, dentro la casa di una famiglia, dentro la storia di un paese.

E’ la magia del teatro, e si è ripetuta  quando Robert Lepage ha sollevato delicatamente il velo davanti al civico “887”, che ha aperto il Romaeuropa festival. E la cosa più sorprendente è che la delicatezza di questo artista è passata attraverso un uso mirabile della tecnologia digitale, perfettamente coniugata con le più tradizionali tecniche della scena teatrale, dai praticabili agli argani per i girevoli, dai sipari ai trompe l’oeil.

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