Le elezioni in questa città sono la prova provata che questo sistema politico non funziona più per chi voglia rimettere al centro l’umanità. E’ la chiusura del cerchio del sistema liberale-borghese, che oggi segue il flusso della finanza e ne condivide le sempre più disuguali conseguenze.
Non mi soffermo a leggere nel merito, mi fermo ai titoli: vittoria schiacciante del candidato di centro-destra a Venezia. Candidato di centro-sinistra emanazione del politburo del partito, niente a che fare con il territorio, nessuna discontinuità con la vocazione verso gli alto-spendenti delle nostre città. A cui peraltro Venezia si dedica da un pezzo.
Quale diversità di programma, quale restituzione della città ai veneziani ormai espulsi invertendo la tendenza di carovita e caro-case insostenibili? Quale restituzione del circuito lavorativo che non sia quello del mercimonio? quale adesione ai movimenti anti over-turism? Quale pensiero, prospettiva, sulla città? Quale ascolto dei cittadini?
Le comunali di Venezia sono la prova del nove di quanto scrivevo due o tre articoli fa: non c’è prospettiva con i partiti di sinistra, perché non c’è connessione, reale e quindi “sentimentale” come va di moda adesso, tra la forma partito e una politica restituita all’umanità.
Perché la forma partito è verticistica, e questa E’ la struttura-matrice del potere. Niente a che vedere con l’orizzontalità dei territori e delle organizzazioni che nascono da lì. E cominciamo con lo smettere di usare la dicitura “alto” e “basso” riferendosi al vertice e ai territori; dato che non facciamo che ripetere che il linguaggio è importante, cerchiamo di cambiare partendo anche da qui, cominciando col fatto che non c’è connessione, se non paternalistica, tra quei due poli. Ce lo insegnano millenni di Storia.
E quindi non c’è connessione con la marea di giovani e diversamente giovani che ha votato NO al referendum, che attiva prassi di ricchezza sociale nei territori, che fonda associazioni, comitati, che occupa spazi abbandonati per restituirli alla città, che difende il verde pubblico contro la gentrificazione, che pulisce le spiagge e i parchi, che propone cultura attraverso teatro, cinema, arti visive, libri in luoghi accessibili a tuttə, che difende l’amore in tutte le sue forme, il diritto ad autodeterminarsi perché le scelte personali, che siano la religione o l’aborto, il fine vita o la persona da amare, riguardano solo la propria felicità personale; che difende la scuola pubblica inclusiva, i laboratori sull’affettività, la legge sul consenso, la possibilità di curarsi, la sburocratizzazione delle amministrazioni, lavorare meno lavorare tuttə con uno stipendio che doppi il costo della vita, con case che costino il 10% del salario. Ecco, con tutto questo ci sono solo chiacchiere, e anzi neanche con tutto. Ma poi la pratica dei partiti di sinistra non è che un continuo compromesso coi poteri forti, con chi tiene in pugno le città, e poi gli Stati, e poi il mondo finanziario.
Quindi torniamo a guardarci noi, a dare valore politico a tutto quello che già abbiamo messo in campo, candidandoci a ristrutturare l’organizzazione del governo del nostro territorio attraverso le nostre organizzazioni.

