Certo di Spin Time si parla, c’è stato un principio d’incendio, ma soprattutto c’è che il Vaticano difende questo spazio. Ma in realtà non si parla di chi determina vita, condivisione, comunità ogni giorno, reclamando un altro sistema di vita. A meno che non ci siano scontri. E’ una vecchia storia, che non regge più.

Martedi scorso sono stati impiccati due ragazzi in Iran.

Il giorno dopo altri 4 ragazzi.

Poi è stata predisposta la visita finale dei familiari di altri 4 ragazzi, che impiccheranno a breve, se non lo hanno già fatto mentre scrivo.

E’ su tutti i notiziari, no?

E le donne invisibilizzate in Afghanistan?… ah no che sbadata, non si parlava di loro, ma di una delegazione del governo dei talebani ricevuta a Bruxelles il 23 giugno scorso per incontri tecnici sulla gestione dei flussi migratori e sulle procedure di rimpatrio forzato dei cittadini afghani irregolari o ritenuti pericolosi dall’Europa.

Così come il cerchio che si sta stringendo intorno alla popolazione palestinese della Cisgiordania.

Continuano ad ammazzare, usurpare territorio, bruciare case, moschee, ulivi. Ma noi veniamo a sapere dal servizio dell’inviato Rai che i coloni del fatto in cui un palestinese ha strappato il kalashinikov all’israeliano e lo ha ammazzato (perché è questo che fa notizia) erano “escursionisti”.

E intanto a Gaza siamo arrivati a 1000 morti dal “cessate il fuoco”. Ma è questo che si cita, il cessate il fuoco.

E degli insediamenti che nel frattempo Israele moltiplica anche fuori del territorio palestinese?

A malapena del movimento dei fenicotteri, dato che sono in piazza da quasi due mesi e sono milioni. Ma così, en passant. E tanto meno degli scarafaggi, nonostante abbiano ottenuto la prima vittoria, ovvero le dimissioni del ministro dell’istruzione. Ne avete sentito parlare voi?

Si parla della lunga mano di Israele sui territori italiani attraverso i fondi israeliani?

Della militarizzazione del territorio, degli affari delle sue aziende nello sviluppo immobiliare nostrano? Che so, dall’ex Rialto agli ex mercati generali, all’allargamento del porto di Fiumicino, tanto per dire?

No.

Degli affari stile modello Milano, che essendo piccola si è esaurita, quindi ora tocca a Roma?

No.

Di Roma si parla per la sua pirotecnica, i grandi eventi, le meravigliose opere grazie al PNRR,  ma che diventi una città invivibile per i suoi cittadini?

Sì certo il problema degli affitti brevi… troppi b&b… ma poi che il piano casa tanto sbandierato non sia la soluzione, che gli affitti siano a prezzo di mercato, che gli studentati siano giusto per giovani virgulti della buona società e al diavolo la protesta delle tende, qualcuno ne parla?

E degli spazi sociali che riempiono un vuoto, che sono un’alternativa alla disgregazione, che inventano servizi in via di estinzione nel pubblico, che producono cultura, coesione, comunità dentro un orizzonte altrimenti devastato…

Se ne parla? No. O meglio certo adesso si parla di Spin Time necessariamente – sul tg regionale naturalmente – ma sospetto che non sia perché 400 persone stanno dormendo in strada da giovedi scorso, temo che sia più pesante l’attenzione che il Papa riserva loro, grazieadio e poi, naturalmente, le elezioni comunali, ormai non troppo lontane.

Ma basta essere statə alla colazione solidale a Casale Garibaldi lo stesso giovedi 30 per essere testimoni dell’arroganza del potere, data peraltro dall’investitura del “ruolo tecnico”, per pretendere di ignorare i passi fatti – nel rispetto delle procedure! – da chi il Casale lo abita e lo sta gestendo, e pretendere di saltarli a pié pari senza alcun rispetto. Altro che ascolto, c’è voluta un’ora di diatriba e la presenza degli avvocati per imporlo.

E naturalmente non se ne parla. Perciò diventa più che mai urgente ribaltare questa totale disinformazione, che ancora una volta è una scelta politica, ma sì che vuoi ormai dettata dalla forza dell’abitudine: il potere produce la realtà, e quindi si parla di ciò che il potere fa. Ma questo non è giornalismo, ed è ora di restituirgli la serietà che merita un mestiere che si può fare solo con la libertà, l’indipendenza e l’incrollabile obiettivo di raccontare i fatti.

E c’è una larghissima fetta di realtà che produce fatti. E La sua invisibilità non è più tollerabile, perché è una realtà che produce ricchezza, non quantificabile in denaro immediato ma in benessere, che è anche ricchezza economica, a lungo termine. Ma è ricchezza impagabile perché ricompone ciò che sentiamo con ciò che concretizziamo. Spezza l’alienazione in cui viviamo. E se solo riuscissimo a farlo sapere a moltə altrə che ancora non conoscono questa parte di realtà, io dico che ci salterebbero dentro a piè pari. Proprio perché questo stare bene è impagabile. Perciò bisogna cominciare a parlarne e far sì che se ne parli.

Siamo al bivio della Storia. La Palestina ce lo ha insegnato: da una parte colonizzazione, privatizzazione e profitti, dall’altra liberazione, autodeterminazione, redistribuzione. E che -naturalmente a ben altri livelli – anche noi ci siamo dentro, anche noi siamo colonizzati.

Questo è il nocciolo della questione in questo giro di boa epocale. Il capitalismo sta sbattendo la coda tentando di sopravvivere con tutti i mezzi. Possiamo essere travolti e schiacciati in questo delirio, oppure possiamo reagire, ma avendo ben chiaro che non si tratta di fare degli aggiustamenti.

Facciamo pesare il potere che abbiamo, nelle cose che facciamo, nella realtà che determiniamo.

Con sempre più forza. D’altronde, se in India sono scarafaggi, noi siamo le zecche, vuoi mettere un esercito di coleotteri quanto può atterrire!


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